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Lesbiche e poiana negli anni 2000

Rappresentazione lesbica negli anni 2000

 

Per quelle che, come me, sono nate tra la fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90, questo dovrebbe essere un piacevole tuffo nel passato, perché oggi vi racconterò quello che ricordo della rappresentazione lesbica durante la mia adolescenza e del mio rapporto con essa.

Care millenials, voi mettetevi comode ed armatevi pazienza –la stessa pazienza che dovevamo avere noi per poter gustarci un film a tematica lesbica.

Perché se oggi abbiamo lo streaming gratuito e la fibra, quindici anni fa c’era soltanto la commutata ed un unico modo per poter vedere film, altrimenti introvabili: scaricarli da Emule.

Tuttavia, c’era un piccolo ostacolo tra l’incontenibile desiderio di vedere altre lesbiche lesbicare e la fattibilità della cosa: Emule ci metteva dei giorni interi per scaricare una singola puntata e, soprattutto, sei volte su dieci scaricava dei porno, invece del film desiderato.

Se c’è una cosa che la mia generazione ha imparato da tutto questo è “non fidarti mai degli errori di battitura: non è distrazione, sono virus!”. Una sorta di preparazione in vista dell’avvento dei siti di fake news tipo “Il Giomale” o “Il Fatto Quotidaino”. State pur certe che chiunque le abbia prese dai genitori dopo aver infettato un computer negli anni 2000, conosce perfettamente l’importanza di verificare l’attendibilità di una fonte, ma questo è un altro discorso.

Stavamo parlando di quanto tempo ci volesse per scaricare un film e, giusto perché voi lo sappiate, certi download sono durati più di alcune mie relazioni. Del tipo che al liceo conobbi una ragazza carina, ci provai con lei, decisi di scaricare un film romantico da guardare insieme, ma feci in tempo a farmi tradire e lasciare senza che il film fosse scaricato completamente! Durò anche più del mio rancore, il che è tutto dire.

So solo che conservo ancora gelosamente quel file ed ogni volta che lo guardo, mi sento un po’ Cosima.

Ma torniamo a noi… Avete finalmente scaricato il film tanto bramato, avete rinunciato ad una settimana di telefonate con le amiche (vi ricordo che c’era la commutata, quindi internet utilizzava la linea telefonica e qualunque interferenza poteva interrompere il download) e vi siete accertate che fosse il file corretto e non una versione gore di “Porchaontas”. Non rimaneva che aspettare la sera, attaccare le cuffie e godersi finalmente il film.

Ed è a questo punto che arrivava la delusione più grande.

Più grande di scoprire che l’audio era in russo e senza traccia di sottotitoli.

Più grande di tua mamma che decideva di entrare in camera nell’unica scena di sesso dell’intero film, ovviamente senza bussare, per poi sommergerti di domande e insinuazioni per le successive due settimane.

Più grande di guardarlo in dolce compagnia e scoprire che lei non apprezza qualunque porcata pseudofantasy al grido di “eh, ma c’è una coppia di donne: dobbiamo vederlo per forza!”.

Stiamo parlando della Sindrome della Poiana.

Per chi non lo sapesse, per Sindrome della Poiana, s’intende la tendenza a far finire particolarmente male i film a tematica lesbica e prende il suo nome dall’iconico “Lost and Delirious” (in italiano “L’altra metà dell’amore”).

ATTENZIONE: se non l’avete visto, saltate le prossime righe, armatevi di vergogna e fazzoletti e andate a vederlo!

 

La me quindicenne appena scopertasi lesbica aveva quindi poche certezze nella vita:

  • Non si mette il Parmigiano sulla pasta col pesce
  • Non ci si asciuga i capelli con i piedi nell’acqua
  • La lesbica nei film muore sempre

Perché negli anni 2000 avevi due sole opzioni: rinunciare ad un prodotto di qualità e guardare roba homemade con un budget più basso di quello che investo io per nutrire i miei gatti, oppure rassegnarti alla fine tragica. E non importava quanto badass fosse il personaggio in questione -vedasi Xena che spaccava i culi fin dal lontano 1995, ma crepa comunque- il finale tragico era ineluttabile.

Perché se oggi ce ne è per tutti i gusti (dai video musicali, ai telefilm; dalle youtubers, ai film su grande scala; dalle web series, ai libri con reali case editrici), quindici anni fa avevi una sola opzione che fosse sia poianafree, sia esplicita: le fanfiction.

Per chi non lo sapesse, le fanfiction (o fanfic) non erano altro che testi scritti (prevalentemente male, ma poco importava) dai fan e, come è prevedibile, davano libero sfogo ai desideri più reconditi e oscuri del fan più accanito.

Per rendervi l’idea, immaginate di prendere una/un adolescente in piena fase ormonale, possibilmente gay o bisessuale, fatelo crescere nella censura mediatica, aggiungete un pizzico di perversione data dal naturale desiderio di sperimentare e mescolate tutto insieme in un calderone pieno di ribellione, fantasie erotiche e sangue di vergini. Il risultato sarà comunque meno sconvolgente di una comune fanfiction NC17.

I requisiti per poter godere di questo genere di prodotto erano i seguenti: rinunciare ad ogni pretesa dal punto di vista ortografico e sintattico, avere intuito per cogliere le metafore sessuali (comuni soprattutto nel sesso tra donne) ed avere pelo sullo stomaco.

Ancora una volta, l’invisibilità lesbica stava mietendo vittime: persino nelle fanfic il sesso tra lesbiche era descritto come una sorta di coccola elevata alla seconda –perché, si sa, le lesbiche non fanno sesso: i loro sono solo preliminari!- e riportava tutta una serie di ricorrenti e fantasiose metafore per descrivere del semplice sesso orale.

Tra queste, la mia preferita era senza dubbio l’espressione “nettare degli dei”. Provate ad immaginare il mio disappunto quando scoprii che l’idromele (anch’esso conosciuto col medesimo nome) non aveva affatto lo stesso sapore!

L’altra espressione di cui voglio parlarvi è, secondo me, la più diffusa. Non importava che l’autore fosse un uomo o una donna. Non importava che la storia fosse drammatica, comica o che altro. State pur certe che la scena di sesso sarebbe stata descritta con “esplorarono l’una il corpo dell’altra”.

Esplorarono.  ESPLORARONO. Ma davvero?  Cosa era, una grotta?

Cosa avremmo dovuto esplorare esattamente? I boschi di latifoglie che andavano tanto di moda prima del boom dell’epilazione integrale? Perché da “Brasiliana” a “Foresta Pluviale” il passo era brevissimo.

Non so voi, ma io ero convinta che il sesso tra donne fosse uno speciale della Walt Disney.

Gli eterosessuali avevano il Kamasutra. Le lesbiche avevano il Manuale delle Giovani Marmotte.

Bisogna ammettere che i tempi sono fortunatamente cambiati e che molta strada è stata percorsa, ma è veramente abbastanza? Siamo davvero sicure che vi sia una rappresentazione adeguata o equilibrata?

Vi lascio con questa riflessione e con una serie di trailer di film che vi consiglio caldamente di recuperare perché alcuni di loro sono dei piccoli capolavori.

  • But I’m a Cheerleader del 1999.

https://www.youtube.com/watch?v=ileGil63s90

  • Women (If these walls could talk) del 2000.

https://www.youtube.com/watch?v=mp_h_ZqHhF0

  • Loving Annabelle del 2006.

https://www.youtube.com/watch?v=sf5YxfKxoWo

  • Boys Don’t Cry del 1999.

https://www.youtube.com/watch?v=_YtIa3EoKUA

Buona visione buon trauma. Andate in pace.

-Viola

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