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Luca Trapanese: storia di un’adozione imperfetta.

Luca Trapanese: storia di un’adozione imperfetta

Nei giorni scorsi è apparsa la notizia dell’adozione di Alba, una bambina affetta dalla sindrome di down abbandonata dalla madre in ospedale e rifiutata da sette famiglie in attesa di adozione, da parte di Luca Trapanese, assistente sociale, gay, cattolico. L’immagine tenera di lui e lei è rimbalzata sui vari social. L’essere genitori è un desiderio che parte da dentro, come quello che ha mosso Luca nel dare amore a questa bambina. Bambina imperfetta, solo per avere un cromosoma in più.

L’apparenza pretende perfezione: questa bambina non era degna dell’amore di sette famiglie. Come avrebbero presentato agli altri una bambina imperfetta agli occhi di tutti? Eppure sono le classiche famiglie che fanno richiesta di adozione perché ineccepibili focolai domestici, nidi di amore. Non vi siete arresi nemmeno alla prima difficoltà, perché non avete nemmeno avuto il coraggio di affrontarla. Tante altre famiglie lo fanno quotidianamente, perché loro sì che sono genitori, i cui figli non sono trofei da esibire.

Luca conosce benissimo questo mondo fatto di imperfezione, cogliendone la bellezza. Ha fondato a Napoli l’associazione A ruota libera, che si occupa di ragazzi down, La casa di Matteo, per bambini gravemente malati, ed Il borgo sociale, dove si insegna ai ragazzi disabili un modo per entrare nel mondo del lavoro.

«Un figlio disabile non è una opportunità di serie b, ma una scelta consapevole rispetto alla mia vocazione e alle mie capacità».

Come tanti altri padri single, Luca si fa aiutare dalle nonne e da una tata. Nella vita di Alba quindi ci sono tante figure di riferimento, tante persone a darle amore. Luca è stato adottato anche da una donna che ha un figlio disabile, perché così quando lei non ci sarà più, ci sarà Luca ad occuparsi di suo figlio. Credo che non ci sia bisogno di aggiungere altro alla consapevolezza dell’amore che ha dentro questa persona e cosa sia in grado di fare per gli altri. Luca fa poche parole, ma tanti fatti.  Sembrerebbe una storia a lieto fine quella di Luca ed Alba.

Tutti felici, tanti like sui social, tanti cuori su Instagram: purtroppo quelli che Mentana definisce webeti sono sempre dietro l’angolo, pronti a proferire la loro opinione senza che questa venga richiesta. Il loro parere diventa inconfutabile ed indiscutibile in quanto verità assoluta. Agli occhi della società Luca è imperfetto: single, omosessuale, padre di una bambina down.  Tra queste figure ha spiccato, per importanza “culturale”, la scrittrice e dottoressa Silvana De Mari.

Sul suo sito si può leggere: “Scrivo fantasy. Il fantasy è l’unico genere letterario che parli di lealtà, coraggio e cavalleria”.

Quindi Luca per la dottoressa De Mari dovrebbe essere un eroe. Invece no. Per chi non conosce Silvana De Mari: è una dottoressa che asserisce che “l’omosessualità non esiste. La sessualità è il modo della biologia per creare le generazioni successive attraverso l’incontro tra gameti femminili e maschili. A Madre Natura non interessa nulla del piacere personale, a Madre Natura interessano solo i piccoli, le generazioni successive“.

La dottoressa aggiunge che l’omosessualità è un disturbo possibile da curare, iniziando a praticare la castità. Sono 40 anni che la dottoressa cura gli omosessuali. L’omosessualità non è una condizione irreversibile, ma “uno stile di vita che si sceglie perché il nostro cervello è abitudinario”. Peccato che l’omosessualità sia stata disconosciuta come malattia il 17 maggio 1990, data che rappresenta la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.

Insomma, la dottoressa De Mari va contro i suoi colleghi psichiatri, in quanto non sanno nemmeno spiegare bene la psiche a suo dire, affermando cose non verificabili sul piano scientifico. Inoltre, in particolare ce l’ha con i gay uomini, perché l’ano è fatto per defecare, non per accogliere un pene: li conosce bene perché ha scoperto che i gay hanno tante malattie proprio lì: lo ha scoperto scientificamente grazie alle rettoscopie effettuate. Noi lesbiche non siamo ancora pervenute alla dottoressa. Le sue affermazioni le sono costate denunce e querele dalle lobbyLGBT.

Nemmeno Luca poteva essere risparmiato dalle sue parole. Dalle pagine de La nuova Bussola Quotidiana, quotidiano cattolico online, la dottoressa continua ad ignorare le tante famiglie arcobaleno presenti in Italia e che sfilano nelle “carnevalate”dei Pride, dicendo che non basta soltanto voler bene alla bimba, ma bisogna darle una madre.

Quindi Luca deve trovare, amare e sposare una donna che non ama perché lo dice la dottoressa. Essa stessa scrive sul quotidiano (da notare l’utilizzo del termine normale associato alla parola famiglia) : “Una bimba Down abbandonata dalla madre, è stata data in affidamento, e poi adozione, ad un uomo single e gay, perché sette famiglie normali con una coppia uomo/donna l’avevano rifiutata, e fa otto rifiuti se calcoliamo anche la madre biologica. I media, tutti, sono stati ingentiliti dalla foto di un simpatico signore che sorride teneramente a una neonata con sindrome di Down. Difficile non restare inteneriti davanti a un uomo che dichiara di amare una neonata con la trisomia 21.
Questo è molto bello, veramente molto bello, ma purtroppo l’amore può non essere sufficiente a fare il meglio per qualcuno che si affaccia alla vita, e che ha quindi bisogno di una madre, soprattutto se questo qualcuno è di sesso femminile e con una disabilità cognitiva, qualcuno cioè che ha ancora di più bisogno di una madre. Si tratta, cioè, di qualcuno che ha bisogno di una madre ancora più disperato e totale del bisogno disperato e totale che ha ogni creatura umana”.

La signora De Mari continua così ad ignorare gli studi effettuati dalla comunità scientifica internazionale che decretano il fatto chenon sussistano differenze significativetra figli di genitori omosessuali e di quelli eterosessuali. Bisognava cercare ed ancora cercare, a parere della dottoressa, una coppia vera che potesse occuparsi della piccola. Dato che adesso, dopo un anno, Luca ed Alba hanno un legame affettivo che non può essere rotto dai servizi sociali, invoca per Luca un miracolo: che si cerchi una donna per darla come madre alla bambina, come dono. L’amore per Alba può essere occasione di redenzione per Luca. Purtroppo, come accade spesso nella vita, non si riesce a vedere l’amore e la bellezza delle cose. Si riesce a puntare il dito facilmente contro quelli che non sono comportamenti normali;si riesce a vomitare solo odio senza pensare alle conseguenze che questo odio può generare.

Marilyn Monroe diceva: “L’imperfezione è bellezza, la pazzia è genialità, ed è meglio essere assolutamente ridicoli che assolutamente noiosi”.

Auguro a Luca di essere sempre bello, pazzo e ridicolo: “i figli so’  piezz’ e core”.

Buona vita Luca ed Alba.

Zia Ileander

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