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Relazioni lesbo : i punti di non ritorno

I punti di non ritorno

A tutte sarà capitato, almeno una volta, di pensare come la propria relazione sia arrivata a quel punto. Sia, così diversa. Sia, semplicemente, incontrollabile. E questo, perché, lo stereotipo del “se stai con una donna, avrai qualcuno che ti capisce”, dura per i primi mesi; dopo i quali, volenti o nolenti, sopraggiunge quell’amica incondizionata e bastarda che si chiama: CONFIDENZA. La confidenza è sintomo di stare bene, ma talvolta è anche frutto di piccoli, mancati, accorgimenti, che una volta erano presenti nella relazione. Adesso non più.

Ecco quindi, i quattro (perché lo volemo fa strano) semplici passi, per capire quando la relazione sta iniziando a prendere una bruttapiega.

  1. Da “Amore, aggiungila pure, non è un problema se parli con altre ragazze” a “Mi hai dato la buonanotte trentasette secondi fa, perché sei online?”.

Ebbene sì, in questa piccola top four, non potevano di certo mancare i social. Croce e delizia di ogni relazione. Perché se all’inizio ti donano condivisione e libertà, con il passare del tempo, ti privano di ogni spazio vitale. Quando tu, poco prima di dormire, scrolli con il pollice i profili altrui, e lasci sporadici cuori d’assenso; dall’altra parte del continente (o molto più semplicemente del paese) c’è lei. La tua ragazza. Che controlla quando il pallino verde scompare dal tuo bel visino nelle sue chat di Instagram. Sì, perché lei cancellerà la vostra conversazione, salvo poi rispuntare alle tre di notte con un “Ehi, Amore ancora sveglia?”. E quella sarà la vostra fine. Sì perché ovunque ve lo abbia mandato, lei vedrà che lo avete ricevuto. Allora che fare? Non rispondere? Risposta sbagliata. Allora si deve rispondere? No, altrimenti vanificherete la buonanotte data in precedenza. In questo caso le alternative sono due: la prima è fingersi morte e scappare (non in Messico, perché lì è il covo degli uomini) oppure dare la colpa al cellulare: “Scusa Amore, ho visto solo ora, gli aggiornamenti…”.

  1. Da “Principessa Elsa” a “Yeti”.

E care ragazze, che voi lo ammettiate o meno, questo fenomeno colpisce tutte noi. Dalla prima all’ultima. Perché? Si chiama processo di decadimentoassestamento, inizialmente si deve fare colpo, si deve piacere; dunque tutte vestite bene (tranne me, io parto già decaduta). Un filo di trucco che copra quel brufolo che è uscito nella giornata sbagliata. Un po’ di matita, perché, si sa, gli occhi sono importanti. E soprattutto la depilazione; sia ceretta, crema, silk-épil, rasoio o riti anglo-africani, non si esce di casa senza il restyling del pelo. Quindi, insomma, dopo i tre o quattro sms per la serie “Sono pronta, sto solo trovando traffico tra la porta della camera e quella d’ingresso”, si è pronte ad uscire. E così, come passano i mesi della relazione, passano anche e soprattutto le stagioni. Prima era estate, poi arriva l’inverno. La pigrizia, il dolce far niente. Oppure al contrario la frenesia del lavoro, il tempo che sembra saltare i secondi. E così, fanno anche i peli. E là dove, solo tre settimane fa, c’era un piccolo ed insignificante putino nero, adesso c’è un tronco d’abete che “foresta Amazzonica, levati proprio”. Ma tu cosa fai? Nulla, perché giusto due settimane fa hai firmato il contratto per la salvaguardia del patrimonio boschivo nazionale.

  1. Da “Amore, scegli tu per me!” a “Oggi scelgo io, e domani anche”.

Delegare. Il bello delle relazioni è che si può delegare all’altra persona il da farsi. Ma, mentre all’inizio è una gara a chi preferisce passare la palla all’altra, con il passare del tempo, quello stesso terreno si trasforma in un gioco al massacro. Ebbene sì. Perché? Le cause sono ignote. Tali studiosi affermano che è simbolo di egemonia e potere l’avere il controllo sopra ogni sfera della propria vita. Tali altri, più accreditati, affermano che se io ho voglia di pizza e tu di sushi, andremo in pizzeria. Ma se tu hai voglia di pizza ed io di sushi, troveremo l’all you can eat che faccia anche la pizza. Insomma, questo punto è alla libera interpretazione di chi lo legge, rimanendo nell’onestà intellettuale del dire che ho ragione io.

  1. Da “Ristorante stellato” ad “All you can eat spostati che mangio anche il giapponese”.

Inutile negare, che al primo appuntamento serio, non si può pensare di mangiare normale. No, il primo appuntamento serve a conoscersi, a parlare, soprattutto a tornare a casa con la pancia che ancora brontola. Esiste quella sottile linea invisibile, che fa scattare il senso di sazietà. Nel primo, dolce e romantico, appuntamento, ci si sazia di sguardi, di parole, di sorrisi. Si arriva, poi a casa, e si mangia direttamente il frigo, ma quello è un piccolo dettaglio. E questo è il vero, ed ultimo step, per capire se la relazione ha raggiunto l’apice. Quando non arrivi a casa con la voglia di mangiarti il frigo, ma rotolando. Perché non devi più fingere che i quaranta grammi di pasta ti abbiano saziata. Non devi più nascondere la tessera fedeltà del McDonald, per pavoneggiare l’idea del cibo salutare. No, perché davanti a te avrai quella persona che ti spronerà a condividere il cibo con lei, che ti ruberà le croste della pizza se non le mangi, e con cui, se per una sera, non ti fermi al primo, non ci sarà di che preoccuparsi.

Perché è vero che forse, questi passi, segnano il punto di non ritorno. Ma è altrettanto vero, che riuscire a percorrerli è un grosso traguardo. Perché la donna si sa, quando dice A intende in realtà dire Z; e quando, invece, ti dice B, tu pensi già di averla capita. Muovi i tuoi passi dirigendoti verso la V, perché se A mi dà Z allora B mi darà V, e invece no. Invece no. Perché la donna non si accontenta dell’alfabeto italiano, no, la donna amplia le sue vedute. E quindi vuole Y. E poco importa se ti sei fatta il culo per la V, lei non ti ha chiesto V, ma B, pretendendo Y. E la donna è questo, un mondo di scoperte e da scoprire, che raramente ti dirà C, volendo C. Ma quella volta in cui le porterai X, ecco, quell’unica volta lei, sconcertata ti guarderà dicendoti “Ma ti ho chiesto C, secondo te intendevo altro? È brava chi ti capisce.

GoodC.

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