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La campagna vomitevole di Pro Vita e Generazione Famiglia : “Due uomini non fanno una madre”

“Due uomini non fanno una madre”

 

 

Così titolano i manifesti dell’associazione “Pro Vita” e “Generazione Famiglia” entrambe promotrici del Family Day, «per il diritto dei bambini a una mamma e un papà», che lanciano l’ennesimo incitamento a sfondo omofobo nei confronti delle coppie omosessuali.

L’immagine del cartellone, che compare in città come Milano, Torino e Roma, mostra due giovani ragazzi, presumibilmente gay, intenti a spingere un carrello della spesa con dentro un unico “prodotto”: un bambino che piange disperato con un codice a barre riportato sul petto, “comprato” dalla coppia che viene pertanto identificata come “genitore 1” e “genitore 2”.

Accanto l’agghiacciante slogan “due uomini non fanno una madre” con tanto di hashatg “#STOPUTEROINAFFITTO”

Un’immagine che ha subito sollevato le proteste delle maggiori associazioni gay e delle famiglie arcobaleno che, tramite Facebook, si sono movimentate per oscurare la campagna:

Questa foto è oscena, e non corrisponde alla verità: è solo una strumentalizzazione bieca, cattiva, piena d’odio e pregiudizio di chi non sa, di chi non conosce la realtà e la giudica. La famiglia non è una sola”.

Il monito della campagna è rivolto ai sindaci:

La campagna è una risposta decisa a tutti quei giudici e sindaci (in particolare Virginia Raggi a Roma, Chiara Appendino a Torino, Beppe Sala a Milano e Luigi De Magistris a Napoli) che, violando la legge e il supremo interesse del bambino, hanno disposto la trascrizione o l’iscrizione di atti di nascita di bambini come `figli´ di due madri o di due padri”.

La spiegazione, in merito a questo manifesto, è stata così spiegata da Toni Brandi, presidente di Pro Vita:

 La nostra iniziativa intende sottolineare ciò che non si dice e non si fa vedere dell’utero in affitto, perché noi siamo dalla parte dei più deboli, i bambini, ma anche per la salute delle donne, trattate come schiave e ignare dei rischi per la salute a cui si espongono”.

A queste parole vanno aggiunte quelle di Jacopo Coghe, altro promotore del family day, nonché esponente di Generazione Famiglia:

 

L’utero in affitto è vietato in Italia e i bambini non si comprano perché sono soggetti di diritto e non oggetti. Con l’utero in affitto la dignità delle donne viene calpestata per accontentare l’egoismo dei ricchi committenti. Dall’immagine si vede bene cosa manca a questo bambino: la mamma”.

 

Entrambi però non parlano di quella che è la vera realtà dei fatti in Italia, per motivi assolutamente ovvi e ben chiari: nel 90% dei casi italiani, la gestazione con utero in affitto riguarda le coppie eterosessuali perciò composte da un uomo e una donna. Pertanto si preferisce monopolizzare questa causa dell’utero in affitto per attaccare, anche in modo piuttosto subdolo e scorretto, le famiglie arcobaleno.

 

Esemplare la risposta di Chiara Appendino, sindaca di Torino, che replica su twitter:

 

 

Forse è vero che due uomini non fanno una madre, come è vero che due donne non fanno un padre, ma l’amore che queste persone possono donare ai propri figli è ben più vasto di una dicitura che si limita ad etichettarli come genitore 1 o 2.

Non è tanto il sesso ad essere fondamentale, quanto il ruolo che un genitore assume per crescere al meglio il proprio figlio.

 

Kla Canepari

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