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Il fallimento della campagna “#stop utero in affitto”

Il fallimento della campagna “#stop utero in affitto”

Siamo a Roma dove giustizia è stata fatta. La sindaca Raggi ha infatti predisposto la rimozione dei manifesti ostentati da Generazione famiglia, dai toni prettamente omofobi e mirati a sancire uno stop contro l’utero in affitto.

La sindaca aveva già annunciato della deposizione spiegando che:

 

il messaggio e l’immagine veicolati dal cartellone, per altro mai autorizzato da Roma Capitale e dal Dipartimento di competenza, violano le prescrizioni previste dal regolamento in materia di pubbliche affissioni, che vieta espressamente esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali. La strumentalizzazione di un bambino e di una coppia omosessuale nell’immagine offendono tutti i cittadini”.

 

Inoltre, la polizia ha sanzionato le associazioni ideatrici della campagna con 400 euro a cartellone, per una somma totale pari a ventimila euro.

Non l’hanno presa bene le due associazioni promotrici della campagna, Generazione famiglia e Pro vita:

 

Con la solita scusa della strumentalizzazione dei bambini, la nuova tiranna del politicamente corretto, Virginia Raggi, ha calato la sua scure contro la libertà di espressione. Con il Comune di Roma a 5 stelle si torna a governare col terrore. Noi chiediamo liberi manifesti in libero Comune”.

 

Una vera e propria faida dai toni molto accesi che ha coinvolto anche Sebastiano Secci, presidente del “Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Secci è stato accusato di aver infastidito le maggiori associazioni politiche, tartassandole sino al punto in cui non fosse riuscito ad entrare in contatto con l’ufficio della sindaca, per predisporre la rimozione dei manifesti stessi, fomentando l’ira delle due associazioni che hanno, di conseguenza, criticano pesantemente Raggi, invitandola a fare il suo lavoro in nome di tutti i cittadini, senza mettersi a fare la despota della “Lobby LGBT”.

 

Forse due uomini non faranno una madre, ma a volte nemmeno con due mattoni in tasca si arriva al kilo.

Kla Canepari

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