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Gli stereotipi : cosa sono e come nascono

Gli stereotipi : cosa sono e come nascono

Sentiamo spesso parlare di stereotipi. In ogni campo vi sono tipologie variegate, che possono riguardare l’orientamento, l’etnia, il genere… Insomma, un calderone di stigmi sociali.

 

Anzitutto Che cos’è uno stereotipo?

 

È opinione precostituita, generalizzata e semplicistica, che non si fonda cioè sulla valutazione personale dei singoli casi ma si ripete meccanicamente, su persone o avvenimenti e situazioni. È quindi un sofismalogico e diffuso. Un’idea già insita nel pensiero prima ancora dell’esperienza stessa.

 

E come nascono gli stereotipi?

 

Gli stereotipi nascono dal processo di categorizzazione, ovvero dalle modalità che gli individui adottano per ordinare e semplificare la realtà, raggruppando persone, oggetti ed eventi in categorie, in base alla loro somiglianza rispetto alle loro azioni, intenzioni e atteggiamenti. Gli stereotipi sociali rappresentano l’immagine semplificata di una certa categoria sociale e ne definiscono tutte quelle caratteristiche distintive e tutti quegli attributi specifici che vengono assegnati, in automatico, ad un certo soggetto dal momento in cui viene riconosciuto essere appartenente ad un gruppo piuttosto che ad un altro.

 

Come opera la categorizzazione?

 

Questo tipo di iter permette di produrre ordine in un mondo colmo di differenze. Così facendo però riduce le sfumature esterne, che molto spesso sono ciò che ci contraddistingue.

Il processo di categorizzazionesi realizza, quindi, tramite la riduzione delle differenze interne degli oggetti,o dei soggetti, che appartengono allo stesso gruppo e attraverso il contemporaneo aumento delle differenze tra gli oggetti -soggetti- appartenenti a insiemi diversi.

 

Prendiamo per esempio il fenomeno dell’ingroup-outgroup, questo processo si riflette in un acceso favoritismo dei soggetti verso il proprio gruppo d’appartenenza e in un atteggiamento preconcetto nei confronti degli altri, che può degenerare anche in aperta discriminazione.

 

E gli stereotipi omosessuali?

 

Le ricerche psicosociali, che studiano l’atteggiamento delle persone verso gli omosessuali, si trovano di fronte a una prima difficoltà in quanto la parola «omosessuale» già di per sé racchiude una prima, forte stereotipizzazione, vale a dire l’implicita declinazione al maschile. Il termine viene spesso interpretato per indicare i maschi omosessuali, anche se l’omosessualità in sé riguarda in uguale misura gli uomini e le donne.

 

Le più forti tendenze stereotipate contemplano la personalità (ad esempio molte vengono considerate persone insicure, sole e deboli, oppure, al contrario, trasgressive), il lavoro (agli uomini omosessuali si affibbia la professione di parrucchiere, stilista; mentre alle donne sono riservati ambiti sportivi o meccanici), fisionomici (ovvero si tende a considerare tutte le donne omosessuali non di aspetto piacente, non curate, con i capelli corti; mentre si crede degli uomini che siano stravaganti, superficiali e effeminati), ed infine le cause dovute allo sbocciare dell’omosessualità (si crede che gli uomini abbiano sviluppato una paura per le donne e le donne per gli uomini. Oppure che siano diventati tali a causa di traumi infantili e via dicendo).

 

In più, uno degli stereotipi più radicatisuggerisce che vi sia una paura di “proselitismo” nei confronti dei gay, ovvero alcune persone sono convinte che un soggetto omosessuale faccia della conversione del vicinato eterosessuale il suo blasone. Ma nella maggior parte dei casi la persona omosessuale tende a ricercare rapporti basati sul medesimo orientamento al fine di riscontrare una reciprocità, quindi non è interessata a sobillare nessuno.

 

La categorizzazione terapeutica.

 

Si, la categorizzazione, ovvero il metodo inconscio alla base della formazione di stereotipi può essere reinventata, e questo apporterebbe un supplemento all’eliminazione dei pregiudizi. Non tutto il male viene per nuocere insomma.

 

Vi sono tre maniere per modellare tale strumento:

 

  • La decategorizzazione:consiste nel vedere i membri di altre categorie come persone singole. In questo modo, il pregiudizio si ridurrà. Se invece di vedere qualcuno come un membro di un paese, lo vediamo come una persona indipendente, gli atteggiamenti nei suoi confronti saranno più positivi.

 

  • La categorizzazione incrociata: consiste nel mettere in risalto le categorie comuni di appartenenza che possano avere membri di due gruppi a confronto. Possiamo avere religioni diverse, ma condividere comunque il genere e la nazionalità.

 

  • La ricategorizzazione: consiste nel cercare di creare una nuova categorizzazione che inglobi congiuntamente i membri di diverse categorie. Per esempio: non siamo italiani e francesi, siamo europei.

Ecco dunque dei metodi per tentare quantomeno di scalzare i pregiudizi e gli stereotipi, che alla fine sono solo vuoti e manchevolezze dentro l’individuo.

 

-RedSara

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