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COMUNITÀ’ LGBT: UNIONE VERA O DISCRIMINAZIONE INTERNA?

Una domanda ricorrente nel mondo LGBT e oggi cerchiamo di fare chiarezza.

 

La comunità, per definizione, è l’insieme e unione di più persone che hanno interessi simili. Un gruppo di individui dove ognuno all’interno può e deve sentirsi libero di esprimere il proprio io, la propria passione o interesse senza sentirsi giudicato poiché è condivisa anche dagli altri, seppur in maniera differente. Eppure sento troppo spesso persone queer dire di altre persone queer: “è troppo poco gay”; “i bisessuali vogliono solo andare a letto con chiunque, non li rispetto”; “i non binary si decidessero per una volta, come sono complicati” e ancora “io questi non li capisco”.

Soffermiamoci sulla parola capire: noi veniamo da secoli di pregiudizi, persecuzioni, violenze e massacri perché chiamati diversi, perché non capiti e ci permettiamo pure di giudicare chi viene maltrattato come noi invece di unirci tutti insieme? Sin dagli anni 70 esistono fazioni che non dovrebbero esistere: gay contro lesbiche; lesbiche femminili contro lesbiche che indossano abiti e intimo maschile, lesbiche contro bisessuali; propride contro i nopride. Ognuno ha la sua opinione, ma dividerci tra noi non farà altro che indebolirci per poi finire di lasciar confuso chi ci guarda dall’esterno per poi dire “si ammazzano tra di loro” e purtroppo è vero in alcuni casi.

Un altro discorso da toccare è la sigla LGBTQI: fino agli anni 70 ogni individuo non etero veniva chiamato, in modo dispregiativo, omosessuale; poi divenne gay ma le donne non volevano essere chiamate così poiché volevano emanciparsi e staccarsi da figure maschili quindi prese piede il termine lesbica. Verso la fine degli anni 70 e inizio anni 80 transgender e bisessuali, giustamente, vollero emanciparsi anche loro e quindi la sigla lgbt si cominciò ad usare sin dagli anni 90 per sostituire il termine gay visto che non tutti ci si rivedevano; arriviamo infine ai giorni nostri con aggiunte le lettere q (queer) e i (intersessuali) ma si possono trovare varie versioni di questa sigla, a partire dall’aggiunta di altre lettere fino al cambio della prima lettera in base a chi la dice (per esempio glbt oppure si omette la t)…. ma tutte queste differenziazioni sono necessarie?

Ognuno è libero di essere chi vuole e identificarsi in ciò che veramente è, ma invece di stare a guardare le classificazioni e giudicarci l’un l’altro dovremmo unirci tutti insieme, essere una vera comunità. Lottare per giustizia ed uguaglianza quando siamo i primi a sfotterci internamente non farà altro che distaccarci.

L’unione fa la forza e noi potremmo esserlo ancora di più.

-Giulia

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